ONG ITALIANE: ASSICURARE PIENA TUTELA ANCHE A
OPERATORI AFGHANI DI EMERGENCY
L’appello di Francesco Petrelli, presidente dell’Associazione Ong Italiane
Roma,
16 aprile 2010 - “Chiediamo al nostro governo e alla comunità
internazionale di adoperarsi con tutte le forze per garantire tutte le tutele
giuridiche e legali non solo ai tre medici italiani, ma anche ai sei operatori
afghani arrestati con loro, di cui finora si è saputo poco o nulla”.
Nel chiedere al nostro esecutivo un’azione ferma e decisa affinché
si giunga al più presto una risoluzione del caso, Francesco
Petrelli, presidente dell’Associazione Ong Italiane, sottolinea come
i sei afghani arrestati insieme con i medici italiani non possano essere dimenticati:
“Se siamo presenti nel paese con le nostre forze armate, ma anche con Ong
come Emergency, è con il fine ultimo di assicurare un futuro al popolo
afghano. Per questo non possiamo dimenticarci dei sei operatori locali arrestati
insieme con i nostri medici con motivazioni ancora poco chiare. Sarebbe contrario
allo spirito della nostra presenza in Afghanistan”.
Gli operatori di Emergency lavorano in Afghanistan per assistere la popolazione
locale e alleviare le sue sofferenze. “Un compito assai delicato in un paese
dove i continui scontri armati alimentano un forte stato di tensione”, spiega
Petrelli. Con il suo lavoro, Emergency è vicina dal 1999 alla popolazione
afgana, nel rispetto dei principi che guidano l’azione umanitaria: imparzialità,
indipendenza, neutralità e soccorso verso tutte le vittime. “Ci auguriamo
che gli operatori dell’organizzazione italiana siano prosciolti da ogni accusa
e tornino presto a prestare il loro prezioso lavoro. In uno scenario come
quello afghano, l’azione di Ong indipendenti è quanto mai necessaria
per assistere una popolazione civile troppo spesso vittima innocente del conflitto.
Il lavoro degli operatori umanitari è ad alto rischio, sia per le vite
degli stessi operatori sia perché si svolge in condizioni estreme e
su di essa si concentrano i tentativi di strumentalizzazioni o addirittura
i ricatti delle parti in conflitto. Ma è anche grazie al lavoro delle
Ong e di organizzazioni come Emergency che si ridà una speranza alla
pace in un paese che da oltre 30 anni conosce solo il rumore delle armi, i
lutti e le rovine di una guerra senza fine”, conclude Petrelli.
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